Poesie

Due pesi e due misure
I colpevoli, i mostri, i criminali, i terroristi sono sempre gli altri,
chi invece ha deportato gli schiavi,
sterminato gli indigeni,
saccheggiato le risorse dell'Africa,
raso al suolo intere città,
sganciato ordigni nucleari su avversari che avevano già chiesto la pace,
costruito muri per dividere nazioni,
cacciato i Palestinesi dalla propria terra,
condannato Istriani e Dalmati a un esilio perpetuo,


In un pomeriggio di maggio piovoso la madre ottuagenaria con occhi lacrimevoli rivive volo mattutino della sua prima colomba accompagnato dal canto degli uccellini e da una folata di vento verso un cielo senza orizzonte. Alla figlia/sorella che ne porta il nome mentre ascolta tremano carni con la pietà giungono gocce di pianto



Millenni fa, nel XXI secolo, l’Europa era ancora una colonia dell’Impero Americano, una dittatura finanziaria travestita da democrazia, politici-burattini nelle diverse filiali e un potere centrale ipocrita e voracissimo, guerre contrabbandate per missioni di pace, indici economici a stabilire il valore della vita,



Come una lupa affamata mi accuccio dietro la tua schiena gli occhi di brace raccontano la bellezza del corpo che è un dono da dilaniare lì di notte la luna saprà guardare senza voltarsi



Non esser nata in un giorno qualunque io lo compresi già alle elementari: il giornale con le lettere grandi spegneva tutti gli anni le candele sulla foto di un grande funerale al di là dell'oceano. I primi tempi non capivo, chiedevo come mai così mesta per me fosse la festa.



Circondati da un'aura misteriosa nel giorno del ritorno lungo la riva del mare tutti in festa per Sara la Nera In un angolo di sogno bagnato da speranza



Strano virus il pensiero modifica il destino di chi l’ha concepito e di quanti ne subiscono il contagio, genera mutazioni persino all’interno del proprio nucleo, trasforma il tessuto della realtà induce metamorfosi, rivelazioni o catastrofi. A ogni contatto si moltiplica. Cambia aspetto. Si camuffa.



Abbracciarti e non vedere l'ora,
stupido poeta che non dimentica
gli abbracci...
e sei giunto fin sotto casa mia
con animo puro, disposto all'indulgenza
e sei tornato alla tua dimora
con la bramosa voglia di me.
Il temporale a sorpresa ha picchiettato
sulle chiuse finestre della tua storia.
Silenzio e pareti
buio e respiro
battito e luce
fuliggine in porte scricchiolanti
di andirivieni,
scale e passi rubati
scarpe e piedi scalzi di memoria
sussurri a pelle



Sono nudo davanti all’acqua immobile

Sono nudo davanti all’acqua immobile
del tuo corpo disteso:
è uno specchio senza increspature
d’argentea limpidezza.

Il fuoco inaccessibile degli astri
risplende dai fondali:
imprigionato dalla tua purezza,
più non abita il cielo.

Io scendo lentamente dentro te,
discendo verso il fuoco:
sommerso dal tuo amore sono vivo,
non ho bisogno d’altro.



Non conto più le voci i giorni
i dispersi
ho voltato le spalle
agli specchi ho disegnato cerchi
senza chiuderli mai, ho incrociato
i passi intorno alle sorgenti.
Ora le ciglia sollevate e una scorta
di fiato sotto la sciarpa
uno dopo l’altro salgo i gradini
della torre
e dal culmine dell’isola
vi guardo trascorrere come onde
e arretrare e riandare come
non ha sosta il mulinare
delle foglie che scordano
l’albero e vanno incontro al vento
e crescono agli angoli



Ortogonale a me stesso
come volessi infilare l’ago nella sua cruna.
Nel suolo inverosimile dei miei pensieri
la menzogna risplende in ogni verità
come un teschio a bagno in uno specchio
e non sai se andargli incontro o indietreggiare.
Immergo i piedi nello Stige ad
ascoltare la parola dei morti.
Ognuno solleva la propria natura
in basso quanto vuole.
Ognuno vince la sconfitta che può.



La vita cambia non so perché è il mistero di Dio è il suo motivo è il mio percorso Sono piena d'oro Sono piena di luce M'irraggio e splendo di sole



Signore mie



L'ORTOGIARDINO

L' ortogiardino curava mio nonno un luogo un giardino per me d’incanti e fatica. Il mio braccio – mi disse – si sposa qui con questa terra e polla d’acqua e ne fa bellezza e frutti che nessuno può sapere fuori da quel cancello là in fondo se non sale quest’erta di sassi e spine e non sa che qui brillano rose fiori di zucca e pomi doro che al riparo di siepi di un orto giardino appeso al mio dito con ali di foglie gira gira intorno al mondo sognando l’infinito